Le componenti caratteristiche di questo disturbo sono due: le ossessioni e le compulsioni:
– le ossessioni sono pensieri intrusivi che hanno particolari caratteristiche relative all’efficacia del pensiero e al modo in cui viene vissuto il rapporto tra sé e il mondo (Bara, 1996). Un primo gruppo di ossessioni riguardano la ripetizione di frasi, pensieri, immagini, l’impossibilità di prendere una decisione e quindi effettuare una scelta. Un secondo gruppo di ossessioni riguarda invece riguarda il “pensiero magico”, che ha la funzione di controllare l’ambiente attraverso condotte o pensieri “magici” che dovrebbero rendere controllabile tutto ciò che in realtà non lo è.
Questa tipologia di pensieri è vissuta dal bambino in maniera negativa, li trova spesso fastidiosi e disturbanti, come qualcosa che si impone alla coscienza.
– le compulsioni sono invece dei comportamenti che si presentano sotto forma di rituali (cioè serie di azioni meticolosamente programmate ed eseguite) che il bambino si sente costretto ad eseguire per poter placare l’angoscia che percepisce internamente. Alcuni esempi di compulsioni possono essere il toccare ripetutamente particolari oggetti per evitare un pericolo o evitarne altri per non esserne contaminati.
Tali azioni sono vissute con un forte senso di costrizione, il bambino cioè non riesce a fare a meno di mettere in atto il comportamento.
Nel DSM-III-R le ossessioni sono definite come: “idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti che vengono esperite almeno inizialmente come intrusivi e senza senso (…). Il soggetto tenta di ignorare o sopprimere tali pensieri o impulsi, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni.”. Le compulsioni sono “comportamenti ripetitivi, finalizzati e intenzionali, eseguiti in risposta a un’ossessione, secondo certe regole e in modo stereotipato. Il comportamento ha lo scopo di neutralizzare o prevenire qualche disagio o qualche evento o situazione temuti”. Il DSM-IV sottolinea inoltre che le ossessioni e le compulsioni devono interferire in maniera significativa con il comportamento psicosociale del soggetto e creare disfunzionalità a livelli differenti in base alla gravità del disturbo.
Cosa può scatenare l’insorgenza di un disturbo ossessivo compulsivo?
Gli eventi scatenanti possono essere diverse situazioni stressanti, come ad esempio l’inizio della scuola, la separazione dei genitori, una bocciatura, un trasferimento.
Come si comportano i bambini con problematiche ossessive?
La sintomatologia ossessiva non va confusa con normali comportamenti ripetitivi quali chiedere di ascoltare sempre la stessa fiaba o rivedere più e più volte sempre lo stesso film animato. Questi infatti sono normali comportamenti rituali che servono al bambino per sentirsi rassicurato, soprattutto nell’età prescolare.
I bambini che presentano problematiche ossessive hanno poche relazioni con i propri coetanei a causa della loro scarsa spontaneità, della difficoltà a controllare le situazioni di gioco così come vorrebbero.
I coetanei sono vissuti solitamente come imprevedibili e quindi i bambini ossessivi preferiscono relazionarsi con gli adulti che percepiscono come più rassicuranti.
Solitamente prediligono sport individuali nei quali le regole del gioco sono “assolute” e non dipendono dalla squadra o dall’andamento delle relazioni interpersonali.
Inoltre i bambini a differenza degli adulti con lo stesso tipo di problematiche hanno scarsa o nessuna consapevolezza del fatto che le ossessioni e le compulsioni siano eccessive o irragionevoli.
Frequentemente manifestano un elevato stato d’ansia in tutte le situazioni che devono affrontare, sia quelle positive come andare ad una festa di compleanno che quelle negative come andare a fare una visita dal medico.
Si instaurano di conseguenza sentimenti depressivi connessi alla pesantezza delle preoccupazioni e al senso di impotenza collegato ai sintomi ossessivi: pertanto il bambino tenderà a chiudersi sempre più in se stesso ed evitare le relazioni sociali. Rispetto al rapporto con i propri genitori si instaurano relazioni nelle quali il bambino sviluppa la convinzione di poter essere amato solo se bravo e competente e se non causa danni o problemi.
La famiglia di solito tende a divenire sempre più esigente e critica nei confronti del figlio e tende a ipercontrollare la sua vita relazionale, scolastica ed affettiva privandolo però di un vero ed autentico supporto emotivo.
Il bambino tenderà a sviluppare una tendenza al perfezionismo, un’attenzione eccessiva ai dettagli, al procedere analitico, a scapito della visione d’insieme e a sviluppare un forte timore dell’errore percepito come danno irreparabile.
Cosa si può fare?
E’ importante nel caso di insorgenza di una sintomatologia ossessiva rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta che possa inquadrare il problema ed impostare un’adeguata terapia. In generale si procederà innanzi tutto alla valutazione dei sintomi e relativo sviluppo. Attraverso una serie di tecniche basate sul gioco, in particolare con i bambini più piccoli, il terapeuta aiuterà il bambino a riconoscere e dar voce alle proprie emozioni ed in seguito affrontare anche dal punto di vista cognitivo le sue credenze sul perfezionismo, sul pensiero magico, sul senso di responsabilità. Alcuni obiettivi terapeutici sui quali lavorare potrebbero essere:
– l’eccessiva importanza attribuita al pensiero
– l’esagerato senso di responsabilità riguardo all’influenza del proprio comportamento sul verificarsi o meno di determinati event
– il bisogno di certezze
– il perfezionismo
– il bisogno di controllo sui pensieri
– l’eccessiva valutazione di un evento vissuto come dannoso.
Saranno inoltre utilizzate una serie di tecniche comportamentali che aiuteranno il bambino a modificare il suo comportamento fino ad abbandonare i suoi rituali ossessivi, imparando a gestire i suoi livelli di ansia in maniera più funzionale ed adeguata al suo benessere.
Perché intervenire precocemente?
E’ importante intervenire precocemente su questo tipo di problematiche sia per migliorare la qualità della vita e delle relazioni del bambino sia perché queste difficoltà tendono a cronicizzarsi nell’età adulta.
L’età di insorgenza nel bambino è situata tra i nove e gli undici anni, ma si manifestano casi a partire dai sei anni. Inoltre è stato dimostrato che un trattamento in età adolescenziale migliora la prognosi in età adulta.
© MilanoPsicologo.it | Centro di Psicologia e Psicoterapia Milano | Terapia Cognitivo Comportamentale CBT + EMDR + Neurofeedback Dinamico