Di solito tutti i discorsi e le pubblicazioni scientifiche sull’importanza che il sonno riveste per la nostra salute ci spingono a considerare il sonno un aspetto prioritario per la nostra vita, a essere più consapevoli della necessità di un sonno sano e a prendere coscienza delle conseguenze negative di un sonno inadeguato.
È possibile che questa accresciuta attenzione verso l’importanza del sonno possa causare essa stessa l’insonnia o magari aiutarci a “perpetuarla?
Un sonno insufficiente si trova in oltre un terzo della popolazione e raggiunge una prevalenza del 60-70% in alcuni gruppi (ad esempio, adolescenti / giovani adulti e lavoratori a turni). In effetti, esistono molteplici problemi individuali e sociali con vari livelli di gravità associati a un sonno insufficiente. Tuttavia, l’insonnia come disturbo è stimata in circa il 5-15% degli adulti. Una stima approssimativa ci dice che circa il doppio delle persone non dorma abbastanza non perché il sonno non arriva, ma perché semplicemente non ha abbastanza tempo per dormire. Pensiamo a quanto spesso ci capita di sentire frasi del tipo “chi ha bisogno di dormire finché c’è del caffè? E pensiamo a quanto (molto meno) spesso sentiamo qualcuno dire “Ho detto al mio capo che non potevo rispettare la scadenza perché dovevo assicurarmi di poter dormire abbastanza”.
Il sonno, in altre parole, viene spesso visto come qualcosa di secondario.
Come mai accade questo? È semplice: nell’ultimo mezzo secolo, gli effetti deleteri, ad esempio, del fumo sono stati ben riconosciuti dal punto di vista medico, legale e sociale mentre è ancora in corso un riconoscimento comparabile degli effetti deleteri di un sonno insufficiente, nella società in generale. Ma per un individuo alle prese con l’insonnia, questo riconoscimento è fondamentale.
Il bisogno di sonno, come il bisogno di cibo, varia da individuo a individuo ed è strettamente connessa al ciclo di vita.
Prendiamo ad esempio l’assunzione calorica e l’esercizio fisico. Nessuno consuma 2.000 calorie al giorno ogni giorno. La quantità raccomandata di esercizio è molto diversa tra un giovane atleta che si prepara per una competizione e una persona di mezza età che recentemente ha subito una frattura alla gamba. Il sonno, come funzione biologica, è simile. Quando le persone chiedono agli operatori sanitari quanto sia necessario dormire, spesso si aspettano di sentire un singolo dato numerico che debba essere soddisfatto ogni notte. Tuttavia, la quantità di sonno raccomandata va immaginata come un intervallo di valori che può variare a seconda dell’individuo e della situazione.
Questo approccio “range-based” aiuta anche a riconoscere che l’obiettivo desiderato è raggiungibile attraverso un progresso costante piuttosto che attraverso un cambiamento improvviso. Sebbene i benefici dell’esercizio fisico vengano regolarmente decantati dagli operatori sanitari, si consiglia a una persona con una gamba fratturata di non esercitarsi per evitare ulteriori lesioni. Il processo di guarigione inizierà con l’uso di un gesso, procederà con la terapia fisica e solo dopo si concluderà col ripristino della routine di esercizio fisico. Allo stesso modo, dopo un periodo acuto di difficoltà a dormire che si verifica comunemente (il 43% -50% degli adulti riporta almeno un sintomo di insonnia), una persona dovrebbe essere consapevole che tentare di dormire troppo è deleterio perché determina lunghe ricadute nell’ insonnia.
L’approccio più saggio prevede, tra le altre cose, andare a letto sempre alla stessa ora anziché anticipare l’orario del coricarsi nella speranza che il sonno arrivi prima e ci permetta di recuperare il sonno perduta la notte precedente.
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