Da quando è stata diffusa la notizia dei primi casi di corona virus nel lodigiano, in molti hanno iniziato a misurare compulsivamente la febbre, a fare scorte al supermercato, a chiamare allarmati amici e parenti e in generale a mostrare uno stato di ipereccitazione e spavento.
Poi la situazione si è rapidamente evoluta e l’11 Marzo il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il nuovo Dpcm recante ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 sull’intero territorio nazionale.
In un mondo globale, dove tutto è accessibile, improvvisamente si devono introdurre parole e processi che si chiamano “isolamento” e “quarantena”.
Parole che i più giovani non avevano nemmeno mai sentito, e che hanno improvvisamente fatto irruzione nelle nostre case e stravolto le nostre vite. Insieme al conto dei “morti e dei feriti”.
E quando i bambini hanno vicino un adulto spaventato si spaventano a loro volta.
Fermiamoci un attimo. Respiriamo e cerchiamo di gestire questo momento. Perché le nostre reazioni hanno implicazioni, su di noi, sui nostri figli e sulla collettività.
Innanzitutto, cerchiamo di limitare l’accesso al bombardamento di informazioni sul coronavirus.
Cerchiamo di affidarci solo a fonti attendibili e selezioniamole.
La sovraesposizione al terrore fa rimanere in uno stato perennemente eccitatorio il nostro sistema di allerta e paura, e questo porta a uno stato confusionale che induce a mettere in atto comportamenti irrazionali e controproducenti, che possono aumentare esponenzialmente il panico e comportare effetti negativi, a livello individuale, familiare e sociale.
È importante attenerci al dato di realtà, guardano anche gli aspetti positivi: si è vero che là fuori c’ è una minaccia, c’è il corona virus, ma abbiamo possibilità di non ammalarcene e anche chi se ne ammala ha molte probabilità di guarire. La proporzione tra chi ne sarà colpito e chi no è infinitamente a favore di questa seconda opportunità e i bambini sono la fascia della popolazione meno colpita in assoluto.
Le misure preventive servono a ridurre il contagio e servono a proteggerci non a spaventarci e migliaia di persone, medici, infermieri, scienziati e ricercatori, stanno lavorando ininterrottamente per affrontare questa minaccia.
E in questa situazione, è fondamentale preservare il più possibile la propria routine, cercando di continuare a svolgere, compatibilmente con le limitazioni in atto, le attività che ci danno piacere e a sentire, anche con l’ausilio della tecnologia, le persone care. Insegniamolo anche agli anziani.
Anche fare un po’ di sport è importante, libera endorfine, che sono strettamente collegate al piacere, e stanca il corpo, con ripercussioni positive anche sul sonno.
Coltivare la fiducia e la speranza induce fiducia e speranza ed è il modo migliore per limitare le ripercussioni negative della situazione attualmente in atto e per far fronte alla paura.
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