Ormai da tempo la comunità scientifica è concorde nel riconoscere l’importanza dei fattori psico-sociali nel decorso delle malattie croniche e degenerative.
La malattia comporta, infatti, un cambiamento radicale rispetto alle abitudini consolidate in precedenza e necessita il riadattamento della persona che si ammala e della sua famiglia alla nuova condizione, che spesso è cronica o degenerativa.
In questi casi, è necessario rivedere le proprie aspettative sul futuro e anche il proprio ruolo sociale. Talvolta, infatti, la malattia cronica rende difficile mantenere la precedente attività lavorativa e comporta il cambiamento drastico dei ritmi e delle abitudini.
La ricerca scientifica evidenzia come nelle persone che soffrono di malattie croniche o degenerative aumenti la probabilità di sviluppare condizioni psicopatologiche.
Ciò impatta negativamente anche sull’aderenza alle cure e sugli esiti selle stesse. Peggiora, inoltre, ulteriormente la qualità di vita.
Spesso, chi vive l’esperienza della malattia, manifesta depressione, ansia ed elevato stress che rendono più difficoltoso affrontare la nuova condizione di vita ed il decorso della malattia stessa.
In tutti questi casi, è particolarmente utile affiancare l’intervento medico a quello psicologico.
Ma cosa può fare concretamente lo psicologo?
L’intervento rivolto alla persona che si ammala inizia dalla valutazione del grado di consapevolezza del paziente sulla sua patologia.
Mira innanzitutto al contenimento della sofferenza psicologica, affrontando i sentimenti di rabbia, vergogna e tristezza che accompagnano questo tipo di diagnosi.
E’ poi fondamentale il potenziamento delle risorse del paziente, in modo da favorire un nuovo adattamento alla sua condizione e la modificazione di quei comportamenti che potrebbero aggravare il suo benessere generale e impattare negativamente sulla patologia stessa.
A volte, infatti, la malattia cronica prevede la necessità di correggere i normali comportamenti quotidiani. Può ad esempio costringere a un regime alimentare rigido, come nel diabete o in alcune tipologie di tumore e/o comportare la riorganizzazione della routine quotidiana per gestire l’assunzione dei farmaci.
Ultimo, ma non in ultimo, l’intervento psicologico mira a favorire l’adesione del paziente al piano di cura, aiutandolo a ridare un senso alla sua vita, adottando modalità più funzionali di essere e agire.
La collaborazione attiva del paziente alla cura, definita tecnicamente adesione al trattamento, è infatti elemento fondamentale in termini di efficacia della terapia.
Per il buon esito della terapia, non conta esclusivamente l’assunzione dei farmaci prescritti, ma è altrettanto importante affrontare e gestire in maniera efficace tutte le dimensioni che sono coinvolte nel processo di cura, compreso l’aspetto psicologico e relazionale che, se non accolto e affrontato, rischia di inficiare il trattamento stesso.
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