Che cosa è l’autocritica
L’autocritica è un meccanismo di difesa che si manifesta con forme e funzioni complesse. E’ una parte del sè che influenza significativamente il benessere mentale, l’autostima, la regolazione delle emozioni e la capacità di affrontare le situazioni, specialmente quelle complesse e stressanti.
E’ stata individuata come fattore importante nel determinare e mantenere circoli viziosi disfunzionali che causano e alimentano diverse psicopatologie.
Come si manifesta
Esistono diverse forme di autocritica e diversi modi in cui può manifestarsi.
Può presentarsi attraverso pensieri critici e giudizi negativi rispetto ad alcune caratteristiche personali.
Alcune persone sono critiche rispetto all’aspetto fisico di alcune parti del proprio corpo, (ad esempio “sono troppo basso”, “ho i fianchi troppo larghi”, “il naso troppo grande”) rispetto alla propria personalità (“non sono abbastanza interessante”, ) rispetto alle proprie capacità (“sono stupido”), o anche rispetto agli errori passati (reali o presunti) o a quelli che potrebbero compiere in futuro..
Spesso l’autocritica è conseguente al confronto che viene effettuato con gli altri (“non sono abbastanza intelligente/capace/attraente/di successo… quanto le altre persone).
Questa forma di autocritica si concentra principalmente sulle sensazioni di inadeguatezza, sulla sensazione di inferiorità, delusione verso se stessi e sulla convinzione negativa “Non sono capace”.
Esiste anche una forma di autocritica più severa incentrata sull’odio di sé, su pensieri di disprezzo rivolti alla propria persona che spesso deriva da esperienza familiari e relazionali infantili traumatiche e abusanti.
L’autocritica provoca nella persona che la sperimenta, una forte emozione di vergogna, che a sua volta mantiene i pensieri autocritici in un circolo vizioso che si autoalimenta.
L’autocritica provoca anche l’incremento della paura e dell’ansia rispetto al giudizio negativo degli altri, al rifiuto, all’essere isolati o ignorati dagli altri, all’essere umiliati.
Quali funzioni ha
Anche se sembra paradossale e molte persone stentano a crederlo inizialmente, anche l’autocritica ha delle funzioni “positive” all’interno del nostro sistema. Questo perchè nasce come difesa mentale verso alcune paure di base che attivano il sistema della minaccia. Per molte persone, nel tempo, l’autocritica diventa la principale “protezione” dalla paura.
Spesso è necessaria una certa analisi di sé per mettere alla luce le motivazioni positive che l’autocritica persegue, come ad esempio la motivazione a migliorarsi, essere efficienti, essere apprezzati dagli altri, ottenere successo ecc.
L’autocritica può spingere e motivare le persone al raggiungimento di obiettivi importanti e positivi, dare una maggiore sensazione di padronanza, perseguire l’obiettivo di sentirsi capaci e adeguati.
Ha spesso a che fare con il potere, con la sensazione di poter controllare gli eventi. Se mi incolpo, quindi sono responsabile della situazione negativa allora posso fare qualcosa, ma se non mi incolpo di chi è la colpa? Chi può intervenire? Se non dipende da me significa che non ho controllo, sono impotente, non posso affrontare la situazione.
Alcune volte l’autocritica e quindi la rabbia diretta verso se stessi è una forma di rabbia internalizzata che si prova verso altri da cui ci si sente dipendenti o ambivalenti. Non sentendosi in grado di esprimere la propria rabbia nei loro confronti la si rivolge al se’.
In questo modo però la rabbia può non essere riconosciuta ed espressa alimentando dentro di sé un senso di paura e vergogna che fa sentire deboli e impotenti nei confronti delle proprie emozioni e degli altri.
È importante sottolineare che l’intenzione alla base della nascita e dello sviluppo dell’autocritica è positiva, (raggiungere un obiettivo importante per noi, soddisfare bisogni di base fondamentali, proteggerci dalla paura e dalle minacce).
Le difficoltà causate dall’autocritica dipendono dal modo in cui si manifesta, portando infatti a risultati spesso opposti rispetto a quelli legati alla motivazione originaria. (Ad esempio, per soddisfare il bisogno sano di connessione agli altri continuo a dirmi che sono stupido, inadeguato e inferiore oppure per soddisfare il bisogno di sentirmi capace mi dico che sono pigro, che devo impegnarmi di più e che non ce la farò mai a realizzarmi come hanno fatto i miei amici).
Da dove nasce
Sono molte le cause che concorrono alla formazione e mantenimento dell’autocritica.
Esperienze relazionali
– Esperienze del passato di critica e giudizio subiti da parte di altri (ad esempio genitori o insegnanti).
– Stile educativo improntato alla performance, al giudizio, al confronto con gli altri, disapprovazione degli errori.
Traumi
– Bullismo.
– Abusi e trascuratezza (ad esempio non aver ottenuto aiuto e supporto in momenti di difficoltà, essere stati criticati o attaccati in situazioni di vulnerabilità).
Esperienze percepite come fallimenti (ad esempio perdita del lavoro, difficoltà scolastiche).
Messaggi provenienti dalla nostra cultura e dai mezzi di comunicazione che esaltano la prestazione e il raggiungimento costante di obiettivi sempre più sfidanti in tutti gli ambiti della vita e che impongono alcuni canoni estetici e stili di vita come gli unici appropriati e degni di essere rappresentati.
Funzionamento stesso del nostro cervello che tende a comparare, confrontare, valutare, etichettare, giudicare al fine di prevedere il mondo e infondere sicurezza a livello personale e interpersonale.
Effetti e conseguenze
Queste sono alcune delle conseguenze che normalmente si manifestano:
– Diminuzione dell’autostima e del proprio senso di capacità ed autoefficacia.
– Emozioni di vergogna e rabbia rivolta verso di sé.
– Deflessione del tono dell’umore che dipende dal non sentirsi mai adeguati, approvati o accettati.
– Ansia e preoccupazione, sensazione di impotenza e perdita di speranza per il futuro
– Difficoltà o incapacità di provare gioia o soddisfazione per i momenti positivi che si presentano nella vita come il raggiungimento di un obiettivo professionale o relazionale.
– Rimuginio rispetto a come dovremmo essere, come dovremmo comportarci, quali obiettivi dovremmo raggiungere senza però riuscire ad attivare risorse in questa direzione.
– Sensazione di blocco, impotenza, procrastinazione.
– Alimenta spesso un circolo vizioso di ricerca della perfezione o di uno stato ideale come anche un perenne e generalizzato senso di insoddisfazione.
Perché è difficile modificarla
Ci sono diverse motivazioni che spiegano la difficoltà per molte persone nel modificare il proprio atteggiamento autocritico.
Come tutti gli apprendimenti che avvengono in maniera automatica e inconsapevole in età precoce tendono ad essere considerati veri, reali, impossibili da modificare o mettere in discussione. Molte persone arrivano a definirsi “fatte così”.
Le esperienze traumatiche non elaborate concorrono a questa convinzione e possono tenerci bloccati. Molte persone riferiscono “sono sempre stato così”
Essendo un meccanismo di difesa, il cambiamento di questa attitudine può far emergere le paure e le motivazioni che stanno alla base. La vulnerabilità stessa che si cela dietro all’autocritica può spaventare a tal punto da essere rifiutata, mantenendo per tanto il comportamento protettivo.
Possiamo pensare di non essere in grado di far altro; perciò, potremmo sentirci disarmati e in pericolo senza il suo supporto, in effetti è comprensibile se questa difesa ci ha protetto e accompagnato per tanto tempo nella nostra vita.
Perché pensiamo di non meritarci di essere più gentili e benevoli verso di noi e quindi crediamo che sia giusto trattarci con poco rispetto.
È normale essere autocritici?
Nessuna persona è sprovvista di una parte di sé autocritica e ognuno di noi nella sua vita sperimenta comunemente pensieri autocritici o emozioni derivanti dall’autocritica e questo deriva dal fatto che il nostro cervello funziona in questo modo e che siamo influenzati dagli apprendimenti del passato e dai ricordi ad essi associati.
Cosa si può fare per affrontare l’autocritica
Lavorare su questa parte di noi offre tante possibilità di conoscenza di sé e di sviluppo di modalità più funzionali di gestione delle difficoltà e di raggiungimento degli obiettivi, così come della regolazione dell’emotività
Ad esempio, è utile indagare quando abbiamo iniziato a criticarci, cosa stava accadendo nella nostra vita, quale era la speranza, il sogno o lo scopo che veniva infranto e perché questo era tanto importante per noi.
È un pò come andare alla ricerca della minaccia o pericolo che abbiamo percepito in origine. Ed in effetti i nostri meccanismi di difesa automatici intervengono proprio quando noi stessi e i nostri bisogni vengono minacciati o sono in pericolo.
Fare questo lavoro di esplorazione e connessione ci aiuta a comprendere meglio quello che ci accade e perché, il ruolo di una protezione che ci è stata moto utile in passato ma che nel presente ci ostacola e crea malessere.
Ci da la possibilità di individuare gli stimoli che la attivano nella nostra quotidianità.
Ci offre l’occasione di sperimentare con coraggio nuove alternative per raggiungere i nostri obiettivi e valutare che effetto hanno su di noi.
Esistono diversi approcci terapeutici che possono aiutare le persone a lavorare sulla propria autocritica e migliorare così il proprio benessere psicologico. Tra i vari approcci la Compassion Focused Therapy fornisce strumenti e modalità molto efficaci, così come il Compassionate Mind Training che ha sempre l’obiettivo di aiutare le persone a fronteggiare le sfide che l’autocritica ci pone davanti ogni giorno attraverso l’insegnamento di pratiche ed esercizi mirati.
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