La disregolazione emotiva è spesso oggetto di lavoro nella stanza dello psicoterapeuta perchè genera intensa sofferenza. Viene descritta soggettivamente come la sensazione di profondo malessere psichico che accompagna il sentirsi “fuori controllo” perchè troppo agitati/ansiosi/attivati o al contrario “scarichi” o apatici.
La disregolazione riguarda tutti: può trattarsi di una condizione transitoria in risposta a determinati stimoli o rappresentare un indicatore di psicopatologia.
Partiamo dall’inizio: cos’è la finestra di tolleranza?
Nel corso della giornata il nostro stato di attivazione (arousal) si muove tra livelli alti e livelli bassi a seconda del compito che dobbiamo svolgere: ad esempio, prima di una gara sportiva avremo livelli alti di arousal (iper-arousal), se invece ci rilassiamo bevendo un bicchiere di vino l’arousal sarà bassa (ipo-arousal).
L’immagine di seguito mostra come entro una certa soglia la fluttuazione tra iper-arousal ed ipo-arousal sia fisiologica. Questa soglia è detta “finestra di tolleranza” (Siegel).
La disregolazione emotiva
Se per varie ragioni si esce dalla finestra di tolleranza si percepisce un senso di “disregolazione” derivante dall’impossibilità di trovare strategie di regolazione emotiva che consentano alla persona di rientrare nella finestra di tolleranza, rimanendo in una condizione di iper-arousal o ipo-arousal.
Le cause della disregolazione emotiva
Secondo il modello dello sviluppo biosociale dell’individuo, la disregolazione emotiva è il risultato della predisposizione biologica, del contesto ambientale e della loro interazione.
La predisposizione biologica comprende fattori biologici (ereditarietà, traumi natali, perinatali o neurologici, malattie occorse dopo la nascita) e dimensioni temperamentali che determinano vulnerabilità emotiva (nello specifico: scarso effortful control – comportamenti di autoregolazione- e affettività negativa- impulsività, frustrazione, incapacità di farsi consolare).
Il contesto ambientale, in particolare quello familiare, può influire su una carente autoregolazione attraverso tre aspetti principali:
– la tendenza all’invalidazione delle emozioni associata all’ incapacità di espressione emotiva adeguata.
– uno stile di interazione che rinforza l’attivazione emotiva.
– una scarsa adeguatezza dello stile del caregiver rispetto al temperamento del bambino (le richieste del bambino superano le capacità dell’ambiente familiare di fornire risposte adeguate).
Nell’invalidazione il bambino emotivamente vulnerabile, se non ottiene una risposta adeguata dal caregiver alle sue comunicazioni, intensifica l’emozione per rafforzare il messaggio; il caregiver, che non recepisce il messaggio, risponde in maniera inappropriata, imprevedibile, insensibile, estrema (ipo o iper risponde). Ad es. quando il bambino piange e il caregiver non si sintonizza con i suoi bisogni provando a consolarlo o cercando di capirne la causa, ma lo zittisce con frasi del tipo “smetti di fare il piagnucolone”. Questa mancanza di sintonizzazione nel tempo porta il bambino ad apprendere che le esperienze dolorose dipendono da sue caratteristiche personali negative, a non avere fiducia nella sua percezione ed interpretazione degli eventi interni ed esterni, e dunque ad acquisire comportamenti disadattivi ripetitivi.
La disregolazione emotiva e le sue implicazioni
La disregolazione emotiva genera difficoltà relazionali legate all’impossibilità di essere spontanei nell’espressione emotiva, di autoregolarsi e di tollerare stimoli emotivamente dolorosi. Queste persone possono sviluppare relazioni fortemente disfunzionali e divenire dipendenti dagli altri, di cui temono l’abbandono.
Le strategie di regolazione emotiva
Gratz e Roemer (2004) ne hanno individuate alcune:
– consapevolezza e comprensione delle emozioni
– accettazione delle emozioni
– capacità di modulare le emozioni negative e, nonostante queste, agire in base ai propri obiettivi
– capacità di usare strategie di regolazione emotiva flessibili e adatte al contesto
La psicoterapia si occupa della disregolazione emotiva
Sono diversi gli approcci di psicoterapia cha lavorano sulla disregolazione emotiva. Tutti lavorano su molteplici livelli tra loro interconnessi:
– capire gli effetti della disregolazione su se stessi, sulle proprie relazioni e sui propri obbiettivi
– capire cosa accade dentro di sé e perché in base alle situazioni attuali e passate
– riuscire a “pensare” le emozioni e comprenderle nel rispetto alla propria storia personale
– identificare strategie meno dannose e più adattive per gestire le emozioni che turbano
Concludendo, attraverso la psicoterapia si consente al paziente che soffre di disregolazione di migliorare la qualità della sua vita, godere dell’intimità con l’altro e di un atteggiamento esplorativo verso il mondo, riuscire finalmente ad essere se stesso e avere una vita soddisfacente sentendosi più in controllo.
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