L’invecchiamento
L’evoluzione verso un progressivo allungamento della vita può essere considerata contemporaneamente un “trionfo e una sfida”. La sfida consiste nella necessità di gestire le problematiche connesse all’invecchiamento, in modo da poter garantire a questa fascia sempre più numerosa della popolazione una dignitosa qualità di vita.
L’anziano si differenzia da una persona giovane adulta per modificazioni che intercorrono a livello fisico, cognitivo, esperenziale e di regolazione somatico-affettiva. L’invecchiamento può infatti essere definito come processo, o insieme di processi, che hanno luogo in un organismo vivente e che con il passare del tempo ne diminuiscono la probabilità di sopravvivenza.
L’invecchiamento va distinto dalla malattia poiché porta con sé cambiamenti universali e non reversibili, ma non necessariamente invalidanti.
I sintomi psicologici lamentati dagli anziani
Molto spesso, il paziente anziano arriva in terapia riportando sintomi ansioso-depressivi collegati ad una problematica di tipo fisico o alla paura di perdere le proprie facoltà mentali.
Sebbene sia necessario che il terapeuta valuti accuratamente la presenza di eventuali patologie di tipo organico (soprattutto è importante effettuare una diagnosi differenziale tra depressione e demenza), è importante intervenire anche sui pensieri negativi collegati al cambiamento dell’immagine di sé e ad eventuali limitazioni con cui l’anziano deve fare i conti, proprio a causa della diminuita efficienza psico-fisica.
L’utilità della psicoterapia
La psicoterapia, può essere utile per aiutare le persone anziane a gestire i sintomi ansioso-depressivi che possono insorgere con l’invecchiamento e a ristrutturare quelle credenza negative su di sé che alimentano il malessere, nonché a rafforzare le risorse del paziente e la sua capacità di far fronte ai cambiamenti collegati all’età.
L’età, infatti, non costituisce un limite per poter intraprendere questo tipo di percorso e a volte può diventare proprio l’occasione per affrontare problemi e credenze disfunzionali su di sé che hanno origini antiche e che sono state esacerbate dall’invecchiamento.
Il benessere psicologico come fattore protettivo
Il benessere psicologico risulta inoltre essere un fattore protettivo significativo per gli anziani.
Ricerche longitudinali hanno infatti mostrato che un elevato livello di scopo nella vita è associato ad una riduzione del rischio di sviluppare Alzheimer e deterioramento cognitivo lieve in anziani residenti in comunità (Boyle, Buchman, Barnes & Bennett, 2010; Boyle et al, 2012).
Un altro dato importante per la salute degli anziani riguarda il rapporto tra benessere psicologico e malattie cardiovascolari. Una review realizzata da Boehm & Kubzansky (2012) ha rilevato l’associazione tra il benessere psicologico e il rischio cardiovascolare, evidenziando i comportamenti salutari che mediano la relazione tra rischio cardiovascolare e benessere psicologico.
Considerando questi risultati, favorire il benessere psicologico diventa importante per alimentare il circolo virtuoso della salute, soprattutto in quegli anziani che presentano comorbidità mediche.
Possibilità di setting alternativi
Talvolta difficoltà motorie o limitazioni della propria autonomia possono rendere necessaria la valutazione di setting alternativi, come la terapia a domicilio, che possono favorire l’aderenza del paziente al percorso psicologico.
In generale, sarà il terapeuta che, valutata la situazione, farà all’anziano e alla sua famiglia la proposta di intervento a suo avviso più adeguata al problema lamentato e alla condizione psico-fisica del paziente.
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