Il sonno nella prima infanzia rappresenta un aspetto essenziale dell’accudimento e della cura dei bambini e riveste un’importanza particolare per i genitori, sia come fonte di soddisfazione e di rassicurazione, sia come fonte di ansia qualora emerga un problema in tale ambito. La regolazione dello stato di sonno e di quello di veglia nei primi tre anni di vita dipende dal sistema di accudimento del bambino da parte dei genitori, in quanto, di norma, il passaggio dal sonno alla veglia dei bambini piccoli si connette sia a meccanismi fisiologici (fame,sete,temperatura,dolore, ciclo biuo-luce,rumorosità), sia a processi affettivi e sociali (separazione dal genitore, riunione, conforto, rassicurazione ecc).
I problemi del sonno nei bambini possono essere difficoltà nell’iniziare il sonno (es. mettersi a letto), di continuità del sonno (risvegli notturni con difficoltà di riaddormentamento) oppure difficoltà miste. I bambini possono inoltre manifestare eccesso di sonnolenza oppure disfunzioni legate ad alcune fasi del sonno (terrori notturni) o difficoltà a sviluppare ritmi sonno-veglia regolari.
Il risveglio notturno
Nei primi mesi di vita, i risvegli notturni sono frequenti poiché il bambino si sveglia per le poppate; il 95% dei neonati piange dopo un risveglio e richiede una risposta del genitore prima di poter riprendere il sonno. Quando raggiungono gli 8 mesi di età, il 60-70% dei bambini è in grado di calmarsi dopo un risveglio notturno.
Recentemente, alcuni studi videosonnografici e le misure attigrafiche del ciclo sonno-veglia, che rappresentano due metodi oggettivi di registrazione del sonno, suggeriscono che anche nei bambini piccoli i risvegli notturni sono più frequenti di quanto riferiscono i genitori. Queste ricerchè indicano che la maggior parte dei bambini si sveglia una o più volte durante la notte per brevi periodi di 1-5 minuti nonostante i genitori non se ne accorgano perché il bambino non piange, non invia segnali di richiesta di accudimento. Ciò che quindi definisce il risveglio un problema è il fatto che il bambino invii ad una richiesta di intervento da parte del genitore (pianto) oppure che il bambino riesca ad “autoconsolarsi” da solo.
L’avvio del sonno
Nella prima infanzia esistono due problemi connessi all’avvio del sonno, quello di andare a letto e quello dell’addormentamento che in genere nello sviluppo si presenta per primo. A differenza dell’adulto che non riesce a dormire ed è preoccupato della sua incapacità di prendere sonno, il bambino con difficoltà nell’iniziare il sonno sembra che “non voglia dormire” e protesta vigorosamente o piange o non accetta di rimanere in una posizione supina. In altre situazioni, il bambino rifiuta di andare a letto se non dopo aver messo in atto comportamenti ritualizzati: ad esempio, pretende che il suo cuscino, il suo fazzoletto, le sue pantofole o un suo giocattolo siano sistemati in un certo modo, sempre uguale, oppure richiede ripetutamente la presenza fisica della madre che viene fatta accorrere con la scusa che apra la porta o porti un bicchiere d’acqua.
Il momento di andare a dormire suscita in genere la preoccupazione di separarsi dal genitore in quanto l’ansia di separazione diventa intensa in questa fase evolutiva e la presenza del genitore o la richiesta di dormire con lui sono condizioni poste dal bambino. Il bambino piccolo spesso si addormenta tra le braccia del genitore e l’essere alimentato, cullato e tenuto in braccio sono associati al prendere sonno, sebbene i neonati possano benissimo addormentarsi da soli e non necessitino di questi interventi di conforto e di aiuto; alcuni bambini cominciano a presentare disturbi del sonno proprio quando tali modalità interattive tra genitore e bambino cambiano.
Nei bambini più grandi, l’ansia di separazione che emerge nel momento del sonno può manifestarsi con paure specifiche (il buio o lo stare soli); in tali casi può essere utile l’accensione di una lampada durante la notte oltre che la rassicurazione dei genitori.
Anche il genitore può provare sentimenti di ansia di separazione. Quando i genitori lavorano tutto il giorno, la sera diventa il momento più importante in cui la famiglia si riunisce ed interagisce; entrambi, il bambino e il genitore, hanno bisogno di questo momento particolare e così l’orario di andare a dormire può essere posticipato, crendo irregolarità nei ritmi del sonno. Inoltre, altri stili di accudimento genitoriali, ad esempio, cullare il bambino tra le braccia fino a farlo addormentare o lasciare che si addormenti in luoghi diversi dal proprio lettino, sul divano o nel letto dei genitori, rappresentano modalità che, se abituali, non agevolano lo sviluppo dei meccanismi autoregolativi del bambino. Quando il genitore aiuta il figlio ad addormentarsi tra le proprie braccia, diviene parte integrante dei rituali messi in atto dal bambino per tenere a bada l’ansia di separazione, rendendolo così dipendente dal contatto fisico con il genitore per l’addormentamento. Alcune pratiche specifiche di accudimento, regolari e prevedibili, come ad esempio il bagnetto prima di andare a dormire, il racconto di una fiaba o le coccole della buona notte, possono invece aiutare il bambino che non ha ancora una percezione prospettica del tempo, ad associare il passaggio dalla veglia al sonno a pratiche ricorrenti. Al contrario, la mancanza di routine preparatorie oppure l’utilizzo del letto del bambino come luogo di punizione o un orario inadeguato per il sonno come ad esempio mettere a letto presto il bambino quando non è ancora stanco, possono rendere difficile l’addormentamento e favorire l’insorgenza di disturbi del sonno.
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